© 2019 Michela D'Acquisto

Silvia Argiolas, Erika Nordqvist
Saint, Muse And Sinner
Antonio Colombo Arte Contemporanea at Artissima Art Fair, Torino
November 3 – November 5, 2017



Silvia Argiolas, Tre Persone Tristi, 2017, acrylic on canvas



Erika Nordqvist, For The Time Being, 2017, collage and mixed media on paper


Antonio Colombo Arte Contemporanea is proud to present at Artissima 2017, Saint, Muse And Sinner, an exhibition curated by Michela D'Acquisto, which proposes a body of works aimed at exploring female identity through the dual but dichotomous gaze of the artists Silvia Argiolas and Erika Nordqvist.

The former, Italian, conducts a highly introspective portraiture research, which is rooted in Lacanian psychoanalysis. Argiolas' protagonists, impertinent and voluptuous, don't bother to conceal the fragility inherent to the human condition behind a mask of make-up and irreverence; caught in private situations, they face loneliness through a combination of carnality and moments of manifest weakness. The matters she addresses are likewise contrasting and difficult: above all, the way women are depicted in popular culture and notably in male-centric settings. Art is one of these.
Formally more ethereal, but equally trenchant, is the Swedish Nordqvist, whose women are continually searching for their role in today's society: evanescent, as if they were perpetually hovering between existing and fading away, they are portrayed in an attempt to carve out a space of their own in home interiors as well as in museums, emblematic places of the unmistakable division between the private and public life of she who is an artist and a mother at the same time.

Silvia Argiolas and Erika Nordqvist correct the concept of the woman that the canonical history of art proposes: saint, muse or sinner. For centuries, male artists haven't taken into consideration the complexity of the female genre, using it instead as an empty shell onto which project the stereotypes dictated by their expectations. Our artists respond by presenting a variety of women who, regardless of their life choices, from their intrinsic complexity not only gain the strength to admit to being contradictory, imperfect, prey to weaknesses and desires, but also to strongly claim the right to be saint, muse and sinner, and much more.
By interrupting this narrative, the two also point out the double standard that sees to it that many subjects – including love, freedom, sex – are legitimized in art exclusively when dealt by a man, and dismissed as feminist statements or personal issues if it's a woman who addresses them: they therefore refuse the false myth of the female artist only able to paint the autobiographical, the confessional. «I work with what I know. But it goes beyond that. I start with myself and end up with the universe», says Tracey Emin apropos of her artistic approach, and similarly Argiolas and Nordqvist skillfully narrate about feelings and situations that transcend mere gender belonging.

Antonio Colombo Arte Contemporanea è lieta di presentare in occasione di Artissima 2017, Saint, Muse And Sinner, una mostra a cura di Michela D'Acquisto, che propone un corpo di lavori volti a esplorare l'identità femminile attraverso lo sguardo duplice ma dicotomico delle artiste Silvia Argiolas ed Erika Nordqvist.

La prima, italiana, conduce un'indagine ritrattistica fortemente introspettiva, che affonda le sue radici nella psicoanalisi lacaniana. Impertinenti e voluttuose, le protagoniste della Argiolas non fanno mistero di nascondere la fragilità insita nella condizione umana dietro a una maschera di trucco e irriverenza; colte in atteggiamenti privati, affrontano la solitudine in una commistione di carnalità e momenti di manifesta debolezza. Similmente contrastanti e difficili gli argomenti da lei trattati: su tutti, la maniera in cui le donne vengono rappresentate nella cultura popolare e in particolare negli ambienti a dominanza maschile. L'arte è uno di questi.
Formalmente più eterea, ma altrettanto incisiva, è la svedese Nordqvist, le cui donne sono alla continua ricerca del proprio ruolo nella società di oggi: evanescenti, come se fossero perpetuamente in bilico fra l'esistere e lo svanire, sono ritratte nel tentativo di ritagliarsi uno spazio in interni domestici così come in musei, luoghi emblematici della divisione inequivocabile che intercorre fra vita privata e pubblica di colei che è artista e allo stesso tempo madre.

Silvia Argiolas ed Erika Nordqvist correggono la concezione della donna che la storia dell'arte canonica propone: santa, musa o peccatrice. Per secoli gli artisti non hanno preso in considerazione la complessità del genere femminile, utilizzato invece come involucro vuoto su cui proiettare gli stereotipi dettati delle loro aspettative. Le artiste replicano presentando una varietà di donne che, indipendentemente dalle loro scelte di vita, dalla propria intrinseca complessità non solo traggono la forza di ammettere di essere contraddittoria, imperfetta, preda di debolezze e desideri, ma anche di rivendicare intensamente il diritto di essere santa, musa e peccatrice, e molto di più.
Nell'interrompere questa narrativa, le due mettono inoltre in luce l'ingiustizia che fa sì che molti temi – tra cui l'amore, la libertà, il sesso – siano legittimati in arte esclusivamente quando affrontati da un uomo, e archiviati come denunce femministe o questioni personali se a trattarne è una donna: rifiutano dunque il falso mito della donna artista capace di dipingere solo l'autobiografico, il confessionale. «Lavoro con ciò che conosco. Ma va al di là di quello. Comincio con me stessa e finisco con l'universo», afferma Tracey Emin a proposito del suo approccio artistico, e allo stesso modo la Argiolas e la Nordqvist narrano eccezionalmente di sentimenti e situazioni che trascendono la mera appartenenza di genere.