© 2019 Michela D'Acquisto

108
Abolir Toute Pensée Rationnelle
Galerie Celal M13, Paris
March 15 – April 14, 2018




108's black shapes are hard to compare to anything in the current world. Concise and irregular, they deviate not only from canonical representations, but also from geometrical rigor – the correspondences, instead, are to be found on the immaterial plane of the unconscious.

Conceived as the visual manifestation of an inner process which aims to abolish rational thought, these new works diverge from his previous ones, subverting the proportion between irrational and non-irrational components. If in the previous works the dichotomy was less marked and more oriented towards rationality, represented by the perfection of the geometric shapes at times interrupted by colorful elements with an irregular perimeter, now it's the irrationality of the dark stains prevailing on the colorful rational part, reduced to thin lines which enter the shadow and are almost absorbed by it.
The artist adapts and alters the lexicon of geometry to depict what lies beyond the visible. In this case, giving space to transcendent impulses is an attempt to achieve freedom from the subordination to external reality, and in particular to reconcile one's own duality and release its most instinctive part, at least in the sphere of the intangible.
It's a random and impulsive process which, like everything that concerns 108's artistic practice, can be assimilated to an intensely intimate ritual. And it's the natural outcome of this process that the black eventually prevails: after all, painting black is a way of painting plenitude and, at the same time, emptiness.

Observing these black shapes, abstract yet organic, incredibly simple and hypnotically repetitive, is for me a modality of aniconic meditation. They hold and reveal a belonging to the earth and its primordial cults, a knowledge rooted in the underworld and, in their essentiality, they connect to the purest state of awareness.

Le forme nere di 108 non trovano affinità nel mondo attuale. Concise e irregolari, deviano non solo dalla raffigurazione canonica, ma anche dal rigore della geometria – le corrispondenze, piuttosto, sono da ritrovarsi sul piano immateriale dell'inconscio.

Concepiti come manifestazione visiva di un procedimento interiore atto ad abolire il pensiero razionale, questi nuovi lavori si allontanano dai precedenti, sovvertendone la proporzione fra componente irrazionale e non. Se negli ultimi la dicotomia era meno marcata e versava in favore della razionalità, rappresentata dalla perfezione delle figure geometriche talvolta interrotte da elementi colorati dal perimetro incerto, adesso è l'irrazionalità delle macchie scure a dominare sulla parte razionale a colori, ridotta a sottili linee che si inseriscono nell'ombra e da questa vengono quasi assorbite.
L'artista adatta e altera il lessico della geometria per raffigurare ciò che va oltre al visibile. In questo caso, dare spazio a pulsioni trascendenti è un tentativo di liberarsi dalla subordinazione della realtà esterna, e, in particolare, di conciliare la propria dualità e svincolarne la parte più istintiva almeno nella sfera dell'intangibile.
Si tratta di un processo casuale e impulsivo che, come tutto ciò che concerne la pratica artistica di 108, è assimilabile a un rituale intensamente privato. E che infine il nero prevalga è l'esito naturale di tale processo: d'altronde, dipingere il nero non è che una maniera di dipingere la plenitudine e, nel contempo, il vuoto.

Osservare queste forme nere, astratte ma organiche, incredibilmente semplici e ipnoticamente ripetitive, è per me una modalità di meditazione aniconica. Racchiudono e rivelano l'appartenenza alla terra e ai suoi culti primordiali, una conoscenza radicata nel mondo sotterraneo, e, nella loro essenzialità, riconducono al più puro stato di consapevolezza.